Draghi e le riaperture desiderate e contestate

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Draghi riapre? Una pazzia per far contenta la destra dentro il governo. Come dire che l’Italia che ha bisogno di tornare a lavorare, per le tasche e per la mente, di fatto coincide con il potenziale elettorato di Lega e Forza Italia.

Draghi riapre? Una pazzia per far contenta la destra dentro il governo. Come dire che l’Italia che ha bisogno di tornare a lavorare, per le tasche e per la mente, di fatto coincide con il potenziale elettorato di Lega e Forza Italia.

Una buona notizia, se così fosse, perché anche senza la crescente Meloni, il centrodestra vincerebbe a mani basse. Ma le critiche non si fermano. Nessun rischio calcolato nella road map per la libertà, ma solo una scellerata scelta politica non suffragata dalla scienza .

Stavolta il mainstream di sinistra ricorre all’oro e all’argento olimpici del pessimismo, Galli e Crisanti, pur di contestare la prima conferenza da leader costruttivo di SuperMario.

Sono un liberale, altrimenti direi che è giunto il momento per alcuni virologi di chiudersi in ospedale, lavorare per salvare le vite, e riposarsi dalla tv di cui evidentemente non conoscono gli aspetti di persuasione emotiva.

Ho scritto a lungo su questo Giornale sui danni che stavamo infliggendo ai ragazzi senza scuola, e oggi scopriamo i reparti di neuropsichatria affollati di adolescenti. Per non parlare dei suicidi, dei divorzi, dei disoccupati, degli infelici. C’è tutta una parte del Paese che chiede il ritorno alla normalità perché non ce fa la più.

Il primo effetto sociologico del virus, lo sappiamo, è la violenta accelerazione delle diseguaglianze. Il secondo, inaspettato, è che la sinistra non coglie questo suo grande tema valoriale, punta tutto su immigrazione e omofobia, riduce il problema delle donne alle quote del Pd, ma lascia alla destra tutto il tema dei nuovi poveri.

La sinistra culla il terziario impiegatizio che ha mantenuto il suo livello reddituale e può aspettare gli eventi in smart working, mentre altri cittadini vengono asfaltati. L’elenco lo conoscete ed è inutile rifarlo qui.

Quello che conta dire è che questi italiani diseguali verso il basso hanno avuto poca voce e che quando sono andati in piazza per urlarci il loro dolore sono finiti nei reportage sul nuovo fascismo. Anche la vecchia solidarietà rossa è andata in soffitta. Di rosso sono rimaste solo le zone.

Forse è giunto il momento di rivedere le teorie di Bobbio, quel sentiero che si biforca, antropologico, ideologico, di visione del mondo, ha preso strade laterali non previste nel Novecento. Se la mancanza di salari adeguati, di diritti, di sicurezza, di futuro, non appassiona più la sinistra, per cortesia, almeno stavolta non date la colpa a Salvini.

Claudio Brachino