I Zelensky su Vogue, pessima scelta

I Zelensky su Vogue, pessima scelta

A bad idea. In inglese è un po’ più fico, più da Vogue. Ma la copertina di Olena Zelenska sul marchio icona del patinato mondiale, è stata una pessima idea. Lo ha detto il politologo Ian Bremmer e lo diciamo anche noi.

Non per andare dietro al flusso delle polemiche social, ma perché questa è una guerra che si vince e si perde (anche) sul piano della comunicazione. E’ una guerra che si sta oltretutto allontanando dall’opinione pubblica occidentale, la grammatica del mainstream è capricciosa, prende tutto subito poi ti molla, presa da un’altra ondata, da un’altra necessità politica, da un altro algoritmo.

Ma la guerra, quella sul campo, quella dove si continua a lottare e a morire va avanti. Fa impressione che in uno stesso giorno la notizia delle navi con il grano finalmente partite da Odessa si confonda con l’immagine della first lady ucraina su un giornale di moda. Certo nell’intensa foto con il marito lui ha la maglietta verde militare che lo ha reso celebre nel mondo, un mondo commosso da quella che è stata definita la narrazione della vittima, dell’aggredito.

Adesso tutto è narrazione, il fascismo (ne senteremo parlare molto almeno fino al 25 settembre), il comunismo, poi c’è la narrazione liberale, quella populista, ci sarebbe stata anche quella di Draghi se non avessero inventato l’agenda, un insieme di cose da fare senza chi le avrebbe dovute fare.

Invece le narrazioni vincenti, oltre che valori, simboli, condivisioni antropologiche, sono fatte di uomini, di leader. Zelensky che nelle prime tragiche ore della guerra parla con la maglietta verde dal bunker, o si rivolge alle truppe, è la metafora viva del suo popolo che soffre. Servant of the people, in un lampo dalla finzione alla tragedia della realtà.

Già il Zelensky che arringa le varie istituzioni politiche nazionali e internazionali ci lascia più freddi, scatena gli anticorpi del comiziante. Ma quella povera maglietta in posa lifestyle perde ogni semantica, diventa segno esteriore e neanche estetico. Una cattiva idea dunque, al di là delle parole, della retorica del popolo che vincerà.

Soprattutto un regalo a Putin, sconfitto all’inizio sul piano della narrazione ma ora in recupero. Siccome se ne parla sempre meno del conflitto in Ucraina, le ragioni degli uni e degli altri si confondono, le democrazie sono poi rissose e pieni di dubbi.

Cari Zelensky, difendete la cosa più importante, la vostra credibilità, meglio ancora, la vostra dignità.

CBrachino

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