La visione del PD e la crisi di Governo

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Dall’Ulivo di Prodi a quello di Ciampolillo. Il primo è morto politicamente dopo una stagione importante e un progetto federativo serio per un centrosinistra moderno, il secondo si trovava in Puglia, era già malandato con la xylella, ma le cure alternative del senatore cacciato dai grillini perché non cacciava i rimborsi lo hanno accoppato definitivamente.

Quella pianta è diventata anche una metafora, la caccia ad personam in Senato, in barba a ogni coerenza e dignità, per trovare i numeri per Conte. Che l’avvocato voglia salvare la pelle, è darwinianamente comprensibile.

Che il M5s non voglia tornare a votare e che da movimento liquido, in senso post moderno, sia disposto a diventare anche gassoso pur di sopravvivere, idem.

Allora la domanda è: ma il Pd, il più grande partito della sinistra italiana e uno dei più importanti in Europa, che fa? Anzi, mentre si celebra il centenario degli antenati, il Pd oggi chi è?

Mettiamo per un attimo da parte l’ideologia e parliamo di grammatica dei valori. Qual è la visione per cui si danno risposte agli italiani su questo stallo del governo e su questa emergenza che sta divorando il paese?

E per cortesia basta con il ritornello che con la pandemia non si può più discutere seriamente di politica. Se Renzi, anziché svergognare giustamente i modesti porgetti italiani per il Recovery fosse rimasto a dormire a Firenze, oggi avremmo avuto più vaccini?

Siccome il Pd è l’unico vero partito di questa maggioranza, strutturato nella storia, nel territorio e nella formazione dei quadri, ci saremmo aspettati di più che un’antologia quotidiana di dichiarazioni contraddittorie di leader di correnti più numerose dei vortici dell’oceano.

Avanti solo con Conte, ma forse anche no (l’insuperato manuale degli opposti del grande Veltroni). Basta, mai più con l’inaffidabile Renzi, però perché no, perché non trattarci ancora un po’? Mai con questa opposizione, però intanto venite venite, pare dica la sirena Bettini ai senatori di Forza Italia.

Mercoledì, forse, si voterà alle camere la riforma della giustizia del ministro Bonafede, e chissà con quale alchimia si metteranno insieme la signora Mastella e il partito che dopo Tangentopoli e prima di Grillo è stato il riferimento delle procure ideologiche!

È un po’ come nel capolavoro del mio amato Musil, L’uomo senza qualità. Che in realtà è un uomo pieno di qualità ma senza un centro unificante, senza offesa per Zingaretti. Però il tempo non è scaduto: Pd, se ci sei, al di là dei bizantinismi del potere, batti un colpo forte e chiaro!

CB