La scuola chiusa e i ragazzi presi in giro

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Il testo più importante della scuola italiana? La favola di Collodi, nel senso che le bugie sono ormai così tante che la punta del naso di Pinocchio ha toccato il cielo, anche se il cielo è di carta, come nell’illusione di Pirandello.

Due autori grandissimi, da amare nella vita adulta, ma che ho conosciuto fra i banchi. Chissà se mio figlio potrà avere queste, e altre, reminiscenze di uno dei periodi più belli della vita e più importanti per la formazione intellettuale, etica, civica dell’individuo.

Al momento in cui scriviamo, a due sere dal tramonto della Befana, una volta anche il tramonto delle feste, sulla riapertura delle scuole domina il caos. Ogni Regione va per conto suo e molte prima del 31 gennaio non ne vogliono sentir parlare. Insicurezza sanitaria, questa la causa.

Insomma, con i sindacati e molti presidi che si sono messi di traverso, sembra proprio difficile mantenere il 7 gennaio come data del ritorno in classe. Una data sbandierata dalla retorica governativa come punto inamovibile del ripristino di un diritto fondamentale della nostra democrazia: quello all’istruzione.

Senza aggiungere i soliti papocchi letti e riletti mille volte sul valore della formazione, noi tutti papà e mamme avevamo tirato un sospiro di sollievo. Basta vedere i nostri ragazzi, già esperti di tecnologia, tenere il video della lezione e intanto fare partite collettive con la play.

La didattica a distanza, per troppo tempo e non per situazioni eccezionali, è una presa in giro. E i giovani la prendono in giro con il «gioco a distanza».

Poi sono tristi e depressi per l’assenza dei loro amici reali, e di tutti i riti di cui li abbiamo privati. Sapevamo benissimo che il 7 non sarebbe accaduto quanto promesso. Sapevamo benissimo il 14 settembre scorso che le aule sarebbero state richiuse.

Ricordate le discussioni accese sui metri quadrati delle aule, su chi doveva misurare la febbre, sugli insegnanti mancanti? E i banchi a rotelle? Se sono veri i conti di Renzi, 460 milioni, perché nessuno apre un’inchiesta?

Poi abbiamo scoperto di essere stati presi in giro, che il problema erano i trasporti, problema evidentemente ancora non risolto. Con molta malizia l’Istituto superiore di Sanità fa sapere che il contagio nelle scuole è stato basso.

A poche ore dal possibile rimpasto, la Azzolina punta i piedi sul 7 gennaio, come dire, cari governatori è colpa vostra. La cabina di regia Stato-Regioni sembra ormai un box dove se le menano di santa ragione, la regia come unità narrativa ha lasciato il posto alla sperimentazione fai da te.

Per fortuna che le bugie, come diceva Eduardo, hanno le gambe corte.