Draghi, élite? No, competenza

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È arrivato l’apostolo delle élite. Così Di Battista ha subito apostrofato Draghi come nuovo messia del Potere.

Lui, ultimo apostolo del celodurismo grillino che ci lascia troppe macerie, dai banchi a rotelle a una giustizia mai votata, dai no vax (nel senso che i vaccini proprio non ci sono) agli inutili navigator.

A parte che i miei pochi risparmi, a naso, li affiderei più all’apostolo Draghi che all’apolide Dibba, che tra parentesi. A parte che, stando ai sondaggi, la pensino così più del 60% degli italiani.

Ma torniamo alle manipolazioni sulla parola élite.

Da un lato la semantica cristallizzata, poteri forti, banche, oligarchie mondiali, club ristretti dove si decidono i nostri destini. Qualcosa di lontano e minaccioso, che il povero cittadino non può controllare con le liturgie della democrazia rappresentativa, a cominciare o a finire dal voto.

Ecco che in questa distanza si inserisce il leader populista, che, poco consono al galateo istituzionale, dice al suo pueblo: non ti preoccupare, ci penso io a ristabilire la giustizia per te.

E poi, uno vale uno, nessuno vale più di me stesso per difendere i miei interessi nel mondo dei bottoni. Ciampolillo, l’uomo che sussurra agli ulivi prima del loro ultimo respiro, non fa impressione in sé. Fa impressione chi l’ha portato dentro il Senato della Repubblica.

Comunque per dieci anni questo movimento anti-casta ha capitalizzato la rabbia sociale, fino alle elezioni del 2018. Poi è arrivato lui, il Covid. Dei suoi effetti si parla tutti i giorni, poco però del fatto che ha riportato al centro del governo della cosa pubblica una cosa che si chiama competenza.

Questa è la semantica giusta quando si parla di élite associata a Draghi.

Il corollario linguistico immediato è molto importante: credibilità, nazionale e internazionale, storia, esperienza, conoscenza. Mattarella è stato netto e finalmente grande: basta con il teatrino dei no incrociati, la polis, l’Italia, sta morendo.

Se non vuole fallire si deve affidare a uomini così, che sappiano salvarci la vita materiale con i vaccini e quella economica con la gestione sensata dei soldi dell’Europa.

Superata la dicotomia élite-interesse della gente, bisogna non indugiare sull’altra, altrettanto deviante, politica o tecnica. Chi farà per davvero il meglio per la polis Italia sarà supremamente politico, in senso etico, anche senza la tessera in tasca.

CB