Democrazia Cristiana 2.0

Democrazia Cristiana 2.0

La figura è troppo bella e si presta ad essere riusata: Dio è un cerchio con la circonferenza in nessun luogo e il centro in tutti i luoghi. La paternità è della teologia medievale, è una definizione del divino e si presta come metafora politica del nuovo centro. Soprattutto della sua affollata confusione.

Se ne parla da tempo ma ora, con la fine del governo Draghi e le elezioni alle porte, diventa urgente uscire dalla metafisica, trovare un leader, mettere a punto una struttura e una macchina per prendere i voti e anche un sistema di valori credibile e omogeneo. Soprattuto non definito per differenza, non populisti, non estremisti, non di destra, non di sinistra. Insomma la nuova casa dei moderati, la Democrazia cristiana 2.0, il nuovo faro di quelli che non si sentono più a loro agio nei partiti terremotati dal Covid, dalla guerra e dalla cura tecnica di SuperMario.

Gli ultimi arrivati sono le figure erranti di Gelmini, che la Ronzulli ha accompagnato alla porta con la ricetta per gli psicofarmaci, e Brunetta, che è rimasto sempre uguale, ma non è più uguale la sua Forza Italia.

Il Pd ha gettato su di loro uno sguardo amoroso, ma Toti e Calenda sono in pole position per la prima accoglienza. Ecco Calenda sembra quello più avanti, nei sondaggi e nella proposta politica, più anche dell’altro angelo caduto del Pd, Renzi, che però un po’ di tempo fa dialogava con Toti, il quale non dialoga più con Brugnaro, rimasto nel centro destra.

Poi c’è Di Maio, auto-scisso dai grillini, accogliente il già scisso Carelli e dialogante con il sindaco di Milano Sala. Soprattutto il ministro degli esteri avrebbe avuto bisogno di più tempo per uscire dalle fasce e assaporare la gioia della vita politica adulta, ma Conte l’hanno visto aggirarsi con la cesta del neonato sulla riva del Tevere (metaforicamente).

Invece Berlusconi con questa campagna lampo impedisce di fatto la crescita dell’ex delfino ligure, anche perché già considera da sempre, e a ragione, Forza Italia come la casa dei moderati. Insomma se ce l’avete già, ma che la cercate a fare una casa! In sintesi, ma quanti problemi, geografici, di leadership, di valori non generici. Eppure il Pd è quello che guarda con maggiore interesse a tutto questo movimento, per ora, caotico. Nel campo largo non si può giocare da soli e i grillini non hanno fatto girare la palla ma solo il suo plurale. Il paziente, diceva Freud, si appoggia al terapeuta come fosse uno sgabello. E il Pd in analisi in queste ore per il trauma Draghi cerca lo sgabello del centro. Siccome la politica la sanno fare già si stanno mettendo gli occhiali per guidare meglio nella polvere. La Meloni è avvertita.

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